Ascoli, Verona e una rivalità cavalleresca

Si ripresenta agli occhi del tifoso bianconero dopo diversi anni quella trasferta dal sapore particolare tra il fascino per Verona e la consapevolezza di una rivalità spinosa.

Si perchè è inutile negarlo, andare a Verona, non ce ne vogliano gli altri tifosi, non è il solito rito del fine settimana che porta il supporter in giro per lo stivale a sostenere la compagine Bianconera. Andare da Ascolani a Verona ha quel fascino che hanno poche trasferte. Una città che spesso viene paragonata ad Ascoli, a torto o a ragione.

“Ascoli è una piccola Verona” ci sentiamo dire spesso. “Verona è una Ascoli più grande” preciso io giusto per mantenere quell’ ‘ascolicentricità” ormai persa nei meandri di un mondo globalizzato al quale non voglio rassegnarmi. Eppure non riesco a dare torto al significato di fondo.

Due città intrise di storia, che rappresentano più dei confini geografico/politici assegnati alle rispettive città. Due città con un popolo al seguito e tifoserie di rispetto, dove il calcio trascende dal mero gioco sportivo e diventa un fatto sociale, dove tutto si mischia e la città si identifica totalmente nella tifoseria, nel suo popolo e si fatica a distinguere il confine tra “tifoso veronese” e “veronese”, così come  da “tifoso ascolano” ad “ascolano”. E se la squadra va bene nei risultati si fatica a parlare di altro in città.

Due città, seppur diverse per dimensione, ma impegnate a mantenere una identità propria e diversa da quella del tifoso confezionato da tv e giornali, cercando di non subirne troppo l’influenza delle “grandi del calcio”. Una risaputa affinità politica che sfocia spesso in prese di posizione condivisibili. Un forte orgoglio e uno spiccato senso di appartenenza, forse anche troppo per mantenere quella sorta di gemellaggio tra le tifoserie in voga negli anni 80.

E allora largo ad una rivalità fatta di cori, striscioni, slogan cattivi, incursioni in tribuna, scontri duri, senza esclusione di colpi, ma anche di quel nobile e cavalleresco sentimento di rispetto verso l’avversario. Una sorta di sportivo “onore delle armi” ripreso dal campo militare, che si concede solo agli avversari valorosi.

Ecco, andiamo a Verona, con quello spirito battagliero ma cavalleresco che sembra ormai fuori tempo massimo, ma che proprio per le ragioni di cui sopra non vogliamo abbandonare. Lunga vita a questi scontri di prestigio.

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