Il Ver Sacrum Piceno, il mito della fondazione nel mese della rinascita.

Da oggi, 20/03 siamo appena entrati nell’Equinozio di primavera, precisamente dalle 11.28, il 21 di marzo segna astrologicamente ma anche simbolicamente il momento esatto in cui la luce prende il sopravvento sulle tenebre ponendo fine alla stagione fredda.

Alla primavera (dal latino vēr, a sua volta derivato dal sanscrito vas, cioè splendere) è anche legato  il mito della nascita della città di Asculum.

L’origine mitica dei Piceni infatti è legata ad un rito di ver sacrum (primavera sacra), con il quale si consacravano agli dei i nati durante la primavera, presso le antiche popolazioni era consuetudine offrire agli dei tutti i nati tra il 1° marzo ed il 30 aprile di un anno di carestia o di guerra; gli animali venivano immolati mentre i bambini, una volta divenuti adulti, lasciavano il proprio territorio per colonizzare una nuova terra e costruire il proprio destino di fronte agli dei, cosi da rispettare il giuramento nei loro confronti fatto dai propri padri, costituendo così un nuovo popolo. Il ver sacrum dal quale si originò il popolo piceno fu celebrato dagli etruschi.

Nei secoli a seguire Per gli scrittori antichi
Ultimamente alcuni storici hanno messo in dubbio la consuetudine di ritenere i Piceni generati da uno sciame votivo dei Sabini. Alla luce dei vari ritrovamenti archeologici è stata avanzata l’ipotesi che questo popolo non sia di derivazione indoeuropea.

Anche se troviamo tracce di insediamenti nel territorio piceno sin dal paleolitico, che diventano più consistenti nel neolitico e nell’età del ferro, è quasi assodato che l’effettiva fondazione della città di Asculum avvenga in una data non precisata tra il 1100 ed il 900 a.C.

Ascoli sarebbe stata fondata dal re pelasgo Aesis . Verosimile è anche che la città derivi il proprio nome dalla radice egeo-anatolica as, significante insediamento urbano, reperibile in molte altre antiche città dell’area mediterranea.

I  pelasgi erano un popolo, tra i più antichi della Grecia, proveniente dalla Tessaglia che iniziarono la loro migrazione nel territorio italico tra il 1082 e il 997 a.C. Silio Italico narra che sbarcati sulla foce del Po’ gli ellenici iniziarono a riscendere la penisola attraverso gli appennini, da qui la storiografia si fonde alla leggenda, nel mese di Marzo infatti gli uomini di Aesis scoraggiati di non trovare territori fertili da abitare si votarono a Marte, chiedendogli di benedire con un segno il loro cammino.

Si sostiene che i greci videro in cielo un picchio, uccello sacro al dio della guerra, e riconobbero in esso il segno tanto pregato (da qui il nome Piceni, dal latino Picus, Picchio in italiano).

L’uccello dopo alcuni giorni di cammino li portò in un luogo fertile, circondato a Nord e Sud dal fiume Tronto ed il suo affluente, il Castellano, mentre ad Ovest dalla cinta montuosa dei monti della Laga.

Solo in epoca successiva ad esso si sarebbero sovrapposti i Picenti, cioè appunto quelle tribù italiche del gruppo umbro–sabellico cui fanno riferimento gli scrittori classici (i Sabini concordemente erano ritenuti una diramazione degli Umbri). Tuttavia altri studiosi – ed è questa oggi l’ipotesi prevalente – non fanno distinzione tra Piceni e Picenti e ritengono, in sintonia con l’antica tradizione, che questo popolo derivi dal grande gruppo etnico degli Umbro–Sabelli. Per fortuna i vasti rinvenimenti archeologici di abitati, necropoli e stipi votive, oltre a creare discordanza di opinioni sulla sua genesi, hanno anche consentito di pervenire a maggiori conoscenze su questa civiltà. E’ stato così appurato che i Piceni si appropriarono dei territori occupati, non aggregandosi in forti nuclei (non fondarono mai grosse città), bensì dando vita a piccoli stanziamenti, dividendosi e disperdendosi per famiglie e per tribù. Questo frazionamento tribale ha fatto sì che essi non arrivassero mai a costituire un’unità cosciente della propria autonomia culturale e la loro civiltà, pur con una sua innegabile caratterizzante fisionomia, si differenziò di località in località, a volte in modo notevole. Ed è proprio per questa struttura che si potrebbe definire cantonale, che si può parlare di confederazione picena. Gli scavi hanno dimostrato come queste tribù si stabilirono principalmente lungo la costa e lungo le vallate dei fiumi che dagli Appennini si gettano in Adriatico. E’ stato notato come l’agglomerato piceno sorgesse sempre nei pressi dei precedenti insediamenti delle popolazioni dell’età del bronzo (alcune volte si sovrappose direttamente ad essi). Infine è stato rimarcato un ulteriore aspetto di questo popolo: la sua attiva partecipazione agli scambi commerciali, in modo particolare a quelli via mare, con gli altri popoli affacciati sull’Adriatico (Liburni, Illiri, Dauni , Etruschi adriatici ).

Il Piceno rappresentò poi uno snodo cruciale della celebre “via dell’ambra” (che veicolava sulle rotte adriatiche questa preziosa resina fossile proveniente dalle regioni baltiche) e di tutti gli altri traffici marittimi che si svilupparono in Adriatico. Ciò è dimostrato dal rinvenimento nella necropoli di Novilara (Pesaro) sia di materiali che attestano una direttrice di traffico in senso Nord-Sud (ceramica daunia e ambra) sia di prodotti in bronzo (e particolarmente fibule) che documentano invece una relazione tra l’area picena e le coste dalmate.

E’ importante rammentare come esista una diretta continuità, una connessione sacrale e magica tra l’umana esistenza e tra i cicli naturali ed astrologici. Cercando cosi una rinascità interiore con le proprie radici culturali e col sangue dei propri antenati.

 

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