Jrvs, parlano i giocatori: “Nessun abbandono. Usciamo a testa alta, noi”

Calcio dilettanti: riceviamo e pubblichiamo una lettera che gli ormai ex giocatori della Jrvs, reduci dalla vittoria playoff del campionato di Prima Categoria e seguente approdo in Promozione, hanno voluto trasmettere per porre chiarezza sul caos creatosi in estate, che ha visto molti di essi cambiare casacca.

“Ci dispiace moltissimo dover scrivere questa lettera, ma negli ultimi tempi abbiamo sentito voci assurde su questa storia e abbiamo letto dichiarazioni che parlano di abbandono e di fuga da parte di noi giocatori, e che ora la società sta cercando solo giocatori veramente attaccati alla maglia, come se fino ad ora avesse avuto a che fare con dei mercenari. Purtroppo ci sentiamo in dovere di rispondere in quanto abbiamo accettato per anni di passare da fessi, ma passare da vigliacchi ci sembra eccessivo.

Crediamo che l’attuale dirigenza della Jrvs si stia appropriando di meriti non suoi, scaricando invece tutte le colpe sul mister che ha abbandonato la nave e sui giocatori che sono andati via in blocco, creando grossi problemi organizzativi. Negli ultimi 4 anni anni se non fosse stato per Morganti e per un gruppo magnifico di giocatori, la Jrvs sarebbe già fallita da tempo o retrocessa in Terza categoria, invece si appresta addirittura a giocare un campionato di Promozione. In questi anni mister e giocatori hanno giocato quasi sempre gratis, anche se i rimborsi erano stati sempre promessi e un anno solamente si è concordato di partire a zero dall’inizio. Nel 2013/14 tre rimborsi. Nel 2014/15 si riparte con la promessa di recuperare ciò che mancava dell’anno precedente, ma ci sarà solo un rimborso a settembre. Nel 2015/16 per andare incontro alla società si parte subito concordando zero rimborsi dall’inizio. Dell’anno appena concluso, nonostante il successo finale, probabilmente non vedremo gli ultimi due. In tutto questo invece che perdere giocatori di stagione in stagione o subire scossoni nel mercato di dicembre, la Jrvs negli anni è cresciuta, grazie al mister ed a quei pochi giocatori che hanno sempre tenuto duro e grazie a quei ragazzi che man mano si sono aggregati, conoscendo benissimo la situazione a cui andavano incontro. Non dimentichiamo che ogni giocatore il 30 giugno di ogni anno sarebbe stato libero di andare dove vuole, anche perché i nostri dirigenti non ci hanno mai chiamato dando per scontato che tutti rimanessero, e se fosse andato via un giocatore o due, nemmeno se ne sarebbero accorti. Ma alla Jrvs si stava da Dio, perché la disorganizzazione e le difficoltà materiali, avevano creato un legame indistruttibile e una forza incredibile tra noi compagni di squadra.

Il legame c’è ancora, la forza no. Ci si voleva e ci si vuole ancora troppo bene e insieme si sopperiva a tutte le altre mancanze. In trasferta, quasi sempre, alcuni giocatori erano costretti ad utilizzare la propria auto, naturalmente a proprie spese e la fisioterapia è stata a carico dei giocatori per diversi anni. Un anno addirittura non venne organizzata neanche la cena di Natale e in quell’occasione un pranzo natalizio ce lo siamo fatti lo stesso tra giocatori e mister. Fin qui potrebbe sembrare che ne stiamo facendo una questione di soldi invece non è così. La società è stata completamente assente, non solo sotto il profilo economico ma anche sotto quello umano. In settimana agli allenamenti non passava mai un dirigente ad eccezione di qualche raro caso. Non è mai stato “comprato” o portato un giocatore nuovo. A racimolare le persone e convincerle a venire con noi ci hanno pensato sempre mister e giocatori. Mai chiamato un proprio giocatore al telefono per qualsiasi questione. Mai messa la faccia quando i rimborsi erano in ritardo di mesi o si sapeva già che non sarebbero stati dati, mai venuti nello spogliatoio. Questi compiti sono sempre stati scaricati al capitano e al mister. Mai contattato un proprio giocatore, anche solo per discutere su cifre simboliche: solo un messaggio al capitano con scritte le condizioni e il capitano che deve andare al bar a riferire agli altri, nonostante solleciti e solleciti, a fare qualche telefonata e parlare ad uno per uno. Telefonate che non avrebbero fatto sembrare gli euro più di quello che erano, ma che almeno sarebbero servite per stabilire un rapporto migliore, avrebbero significato serietà e lealtà. Tutto dato per scontato, come se salvarsi in Prima categoria in queste condizioni ed evitando sempre i playout fosse normale. Dopo il successo di qualche mese fa, sia il mister che i giocatori erano intenzionati a proseguire insieme, volendo fare la Promozione con lo stesso gruppo.

Cercavamo solo maggiore chiarezza rispetto agli anni passati, visto che in Promozione serve un livello di organizzazione più alto e non si può più improvvisare. Visti i precedenti, certi dubbi erano più che leciti. Quei giocatori che in privato, in maniera molto tranquilla ed educata hanno sollevato il problema a qualche dirigente, si sono sentiti rispondere di trovarsi un’altra squadra. Ne consegue che abbiamo iniziato a perdere pedine fondamentali che alle stesse cifre non avremmo potuto rimpiazzare. Durante la cena di fine stagione naturalmente nessun discorso e nessuna panoramica sulla prossima stagione, nessun futuro, nessun rimborso e nessuna spiegazione. Niente di niente. Finito di mangiare tutti a casa. Dopo un mese di assoluto silenzio da parte della società, siamo quasi a Luglio, con la totale incertezza che si diffondeva nell’ambiente e con qualche giocatore che aveva già cambiato casacca, la società invece di chiamare i propri ragazzi, come al solito contatta solo il capitano al quale viene comunicato che i due rimborsi mancanti verrano spalmati nell’anno successivo e chiuso il discorso. I rimborsi sarebbero rimasti simbolici. L’invito a contattare i giocatori uno per uno naturalmente viene accantonato di nuovo.

Quelli rimasti non hanno più fiducia nella società. Così l’impegno della Promozione diventa veramente insormontabile, e se questa situazione ha portato la squadra ad allenarsi, durante i playoff, con una media di 7/8 persone, non osiamo immaginare cosa sarebbe potuto capitare l’anno prossimo. Il problema non viene gestito e affrontato come farebbe una società normale, ma viene girato con un sms subito a Morganti che si ritrova a convivere tra la poca convinzione dei giocatori rimasti e l’assenza della società. Dopo una settimana darà le dimissioni. Bastava pochissimo. Avevamo bisogno solo di essere trattati un pizzico meglio e di qualcuno che ci avesse detto che, con le mani e con i piedi avremmo fatto la Promozione con questo stesso gruppo e con gli stessi amici. Invece alcuni sono stati invitati ad andarsene e il giocattolo inevitabilmente non era più lo stesso. Abbiamo dato tanto tempo alla dirigenza sperando che facesse un passo avanti, sperando che le tasche o almeno i modi migliorassero, ma così non è stato. Per fortuna le emozioni che ci siamo regalati in questi anni dentro e fuori dal campo non moriranno mai e le porteremo sempre con noi. In conclusione quindi, non sentiamo di aver abbandonato nessuno, anzi forse ci sembra quasi di essere stati cacciati… ma usciamo comunque a testa alta, noi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *