Castorano, nigeriano arrestato ed espulso dall’Italia ma non viene rimpatriato

CASTORANO – E’ stata una storia lunga e complessa quella che ha coinvolto un 30enne nigeriano espulso dall’Italia e condannato a scontare 12 anni di carcere con l’accusa di “riduzione in schiavitù e favoreggiamento alla prostituzione collegato a una morte”.

La vittima è una giovane ragazza immigrata che è deceduta, secondo gli inquirenti, a causa delle percosse e degli obblighi imposti dai suoi aguzzini, quattro stranieri, tra cui il 30enne nigeriano, dai quali è stata obbligata a prostituirsi per vari anni lungo la Bonifica.

Il 30enne detenuto presso il carcere di Pescara viene liberato dopo pochi mesi e portato agli arresti domiciliari, a causa di una malattia ancora non chiara. Il Tribunale ordina quindi l’affidamento ai servizi sociali di Castorano.

Nel frattempo il ragazzo inizia a convivere con una sua connazionale assieme ai due figli senza però comunicarlo al Comune di Castorano, probabilmente non a conoscenza della situazione. Intanto il Tribunale ordina lo sgombero dell’appartamento in cui la coppia vive.

A questo punto interviene il Sindaco di Castorano, Claudio Ficcadenti, che si schiera in prima linea per difendere la coppia di immigrati e redige una relazione sulla situazione della famiglia dai quali si viene a scoprire una espulsione dall’Italia, mai messa in atto, e la decadenza della potestà genitoriale a carico del nigeriano.

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