Fermi tutti, è il giorno di Ascoli – Entella, non solo una partita di calcio

Ascoli Piceno – Attesa spasmodica e tensione che si taglia con il coltello per la partita che vale una stagione. Questa sera alle 20.30 un’intera città si fermerà ad osservare il rettangolo verde di via delle Zeppelle, poichè il verdetto che ne conseguirà non sarà solamente sportivo, ma travalicherà i confini del gioco per coinvolgere tanti ambiti.

In una città così attaccata al calcio e dove è difficile parlare di qualsiasi argomento senza coinvolgere la squadra sportiva, vuoi per i bilanci comunali profondamente legati al discorso stadio, per il discorso ricostruzione post-terremoto, per il traffico di imprenditori transoceanici che potrebbero investire nel Piceno, per il turismo indotto dalla pubblicità, per l’ultima eccellenza cittadina che il popolo Piceno vuole difendere con le unghie e con i denti, non possiamo fare a meno di dire che dal risultato di questa sera dipenderanno tante cose, tantissime. Un risultato che condizionerà il futuro dell’Ascoli, ma anche di Ascoli.

Non vogliamo sovraccaricare di responsabilità una squadra giovane, in forte difficoltà e con una stagione così travagliata che gli infortuni di ieri sembrano ordinari in confronto all’impresa sportiva che li attende. Ma d’altra parte non possiamo farne a meno, quando per una partita di calcio, 11 mila biglietti sono finiti da giorni e in città non si parla d’altro.

Ci sarà anche il patron Francesco Bellini, messo fortemente sotto accusa dalla piazza, insieme al suo staff, per un campionato ampiamente al di sotto delle aspettative, e per alcune scelte discutibili. Sì, tutti gli occhi saranno puntati sul Del Duca e il popolo bianconero, come sempre, ha capito il valore della gara, e sarà sui gradoni per colorare gli spalti di bianco e nero, cercando di prendere per mano gli 11 in campo, con quello spirito da nobile guerriero attempato, un po’ fuori moda, ma che non vuole mollare la battaglia, nonostante i colpi micidiali di una modernità in cui si fa fatica a sopravvivere. C’è ancora tempo per (non) trasformarsi in nobile decaduta. Ad oggi siamo ancora quella provincia ostica, pregna di storia, di racconti e di leggende, di amore della gente, che non può lasciare indifferenti dinanzi al proprio fascino. E nell’anonimato non ci vogliamo sprofondare. Tutti allo stadio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *