Castorano, in carcere il nigeriano che voleva la casa popolare

Castorano – Era diventato un caso finito nella cronaca nazionale quello del nigeriano residente a Castorano, già formalmente “espulso dallo Stato”, senza permesso di soggiorno, ma arrestato per aver ridotto in schiavitù una donna poi morta.

L’uomo, condannato a 12 anni dal tribunale di Teramo, aveva ottenuto domiciliari e sconti di pena. Aveva ottenuto di scontare i domiciliari a casa di una connazionale con 2 figli con la quale si era poi sposato, chiedendo una casa popolare per la precaria situazione economica al comune.

Il sindaco Manuel Ficcadenti si era opposto in tutti i modi a questa eventualità e il caso, più unico che raro, era finito sulle testate nazionali.

Questa mattina i carabinieri di Offida lo hanno tradotto in carcere dopo la conferma, in Corte d’Appello dell’Aquila, della condanna a 12 anni di carcere per i reati di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione commessi tra il 2008 e il 2010, a Milano e Sant’Omero (TE).

L’uomo è ora nel carcere di Marino del Tronto a disposizione dei magistrati.

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